Sorpresa per Gerhard Berger: i suoi guanti OMP dell’incidente di Imola 1989
Di passaggio nella sede di Ronco Scrivia, nell’entroterra di Genova, Gerhard Berger ha trovato una sorpresa molto emozionante: i guanti OMP che hanno contribuito a salvargli la vita nello spaventoso incidente al Gran Premio di San Marino 1989 di Formula 1. “Non sapevo dove fossero!”, ha sorriso l’austriaco dopo la scoperta.
Avvolto per 23 secondi dal fuoco, scatenatosi dopo il violento impatto di cui fu protagonista alla curva del Tamburello per un cedimento della sua monoposto, Berger fu protetto in modo decisivo dai materiali OMP: guanti, ma anche tuta e sottotuta.
Da quel giorno, per OMP niente fu come prima. Una piccola realtà che all’epoca contava appena 15 dipendenti divenne famosa a livello globale, con innumerevoli titoli sui giornali: uno dei più iconici fu “Berger ringrazia Genova”, perché ancora per qualche mese OMP ebbe base a Bolzaneto, un quartiere alla periferia del capoluogo ligure. Poi il trasferimento definitivo nella vicina Ronco Scrivia, dove i guanti che hanno salvato Berger dalle fiamme sono adesso esposti come un vero e proprio pezzo da museo. Sono il simbolo di ciò che ha cambiato la storia del brand oggi parte di Racing Force Group, il leader negli equipaggiamenti di sicurezza per il motorsport.
“Io ero in azienda da qualche mese e proprio Berger fu il primo pilota di F1 che ho seguito personalmente nella definizione del prodotto. Vidi l’incidente in diretta televisiva, e lo ammetto, dopo tutti quei secondi di fiamme pensai sul momento di dover cambiare lavoro… ma tutto andò bene, per Gerhard e per noi”, ricorda Luigi Rossi, oggi Direttore Marketing di Racing Force. “Il nostro merito fu innanzitutto di lavorare seguendo i regolamenti. Da quel momento la nostra serietà e qualità fu riconosciuta in tutto il mondo, dando a OMP una spinta decisiva. Non ci siamo fermati, anzi, iniziammo subito lo sviluppo di elementi ancora più protettivi”.
Berger già da tempo aveva un rapporto speciale con OMP: il primo successo in F1 fu condiviso, nel 1986 in Messico. Ne seguirono altri quattro, continuando a collaborare per il perfezionamento di ogni dettaglio. Non solo per la sicurezza, ma anche a vantaggio di comfort e prestazioni. “Sono sempre felice di fare visita a vecchi amici, a persone con cui ho lavorato insieme, che mi hanno supportato. OMP è stata a lungo il mio fornitore, ci legano molti momenti, soprattutto quello di Imola. Rimasi a lungo nelle fiamme, ma sono sopravvissuto”, racconta Berger.
OMP superò la prova della verità quando più contava: non in laboratorio, ma sul campo, per giunta in diretta TV mondiale. Fu uno spartiacque. Altrettanto decisiva fu l’attenzione dello stesso Berger, che a differenza di numerosi colleghi aveva già deciso di impiegare regolarmente l’underwear resistente alle fiamme.
“Qualche tempo prima di Imola, andai a trovare Kris Nissen, che aveva avuto un serio incidente in Giappone: la sua macchina prese fuoco, sotto la tuta aveva solo una t-shirt, e subì ustioni in tutto il corpo“, ricorda Berger. “Dissi che da lì in avanti non avrei mai più indossato una semplice maglietta, ma solo l’underwear ignifugo. Quella fu la mia fortuna a Imola. Anche quando fa caldo, bisogna prendere tutti gli accorgimenti possibili”. Un monito che continua a essere valido nonostante i continui progressi ingegneristici.
“Quello che fa OMP per i piloti è molto importante, essendo sempre coinvolta negli incidenti. Il fuoco può essere una minaccia, e avere una valida protezione è fondamentale”, insiste Gerhard. “C’è molta tecnologia dietro alla realizzazione del racewear, aspetti che magari non si vedono. Si potrebbe pensare che siano solo abiti da lavoro, ma non è così”.
Nel frattempo, la famiglia Berger continua a solcare le piste: adesso è il turno del figlio Johan, che a soli 9 anni sta cominciando a mettersi in mostra nel karting internazionale con alcuni risultati di rilievo, e lo fa equipaggiato da OMP. La storia che si ripete. “Siamo ancora all’inizio, ma sono contento di come stia crescendo”, racconta Gerhard, combinando il ruolo di padre e coach. “Mi diverto molto a trasmettergli la mia esperienza, sia che si tratti di scegliere la soluzione giusta, insegnare la traiettoria migliore, o parlare di sicurezza”. Non potrebbe essere altrimenti.